Con la pubblicazione della legge 2 luglio 2026, n. 116, di conversione del decreto-legge n. 66/2026, entra in vigore il nuovo Piano Casa, che punta ad affrontare in modo strutturale il disagio abitativo attraverso una strategia fondata sull’integrazione tra investimenti pubblici e privati, rigenerazione urbana ed edilizia a prezzi calmierati. L’obiettivo è aumentare l’offerta di alloggi accessibili mediante la realizzazione di nuovi interventi edilizi, il recupero del patrimonio esistente, la riconversione di immobili pubblici inutilizzati e la riqualificazione di aree degradate, favorendo al contempo uno sviluppo urbano più sostenibile e limitando il consumo di suolo.

 

La riforma si sviluppa su tre direttrici principali. La prima riguarda il recupero e la valorizzazione dell’edilizia residenziale pubblica (ERP) e il rafforzamento dell’edilizia residenziale sociale (ERS), attraverso un programma straordinario di investimenti destinato alla manutenzione e al ripristino degli alloggi pubblici oggi inutilizzabili. Il coordinamento degli interventi è affidato a un Commissario straordinario e a Invitalia, con l’obiettivo di velocizzare le procedure e superare le criticità amministrative. Il secondo pilastro è rappresentato dall’istituzione del Fondo Housing Coesione, dotato di 100 milioni di euro per il 2026 e gestito da Invimit SGR, che finanzierà programmi di edilizia residenziale pubblica e sociale, garantendo continuità agli investimenti nel settore.

La terza direttrice riguarda i programmi di edilizia integrata, realizzati in collaborazione con operatori privati. Almeno il 70% degli investimenti dovrà essere destinato ad abitazioni convenzionate, con prezzi o canoni inferiori di almeno un terzo rispetto ai valori di mercato e con un vincolo di destinazione della durata di trent’anni. L’obiettivo è offrire soluzioni abitative a famiglie, lavoratori e studenti che non hanno i requisiti per accedere all’edilizia pubblica ma non possono sostenere i costi del mercato libero.

 

Tra le novità più significative figura il coinvolgimento delle reti e degli enti del Terzo settore attivi in ambito sociosanitario e di comunità, chiamati a contribuire alla definizione dei servizi pubblici a supporto dei programmi di edilizia integrata, rafforzando così la dimensione sociale degli interventi.

La legge introduce inoltre diverse misure di semplificazione amministrativa. Per gli interventi di edilizia residenziale pubblica e sociale vengono ampliate le possibilità di utilizzo della SCIA e accelerate le conferenze di servizi, riducendo i tempi autorizzativi. Per i grandi programmi di edilizia integrata, superiori a un miliardo di euro, sono invece previste ulteriori agevolazioni urbanistiche, tra cui permessi di costruire in deroga, semplificazioni nei cambi di destinazione d’uso e incentivi per favorire la realizzazione degli interventi.

 

Nel complesso, il nuovo Piano Casa mira a rafforzare l’offerta di alloggi accessibili, promuovere la rigenerazione urbana e favorire una collaborazione stabile tra settore pubblico, investitori privati e Terzo settore per rispondere in modo più efficace all’emergenza abitativa.

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