La legge di bilancio 2026-2028, approvata definitivamente a fine dicembre 2025, prevede una manovra complessiva di circa 22 miliardi di euro. L’analisi delle tabelle dei fondi, spesso poco considerate ma centrali per comprendere le scelte di politica pubblica, permette di valutare in modo puntuale le risorse destinate a welfare, inclusione e coesione sociale nel medio periodo. Le coperture della manovra derivano da un mix di maggiori entrate fiscali, rimodulazioni e riduzioni di spesa e da un ricorso limitato al deficit, coerente con i vincoli europei. L’indebitamento aggiuntivo è stimato in circa 2,3 miliardi nel 2026 e tra 4,8 e 4,9 miliardi nel 2027-2028, mentre il resto delle risorse proviene da interventi strutturali, tra cui la revisione delle spese correnti dei ministeri (con riduzioni medie intorno al 5%, esclusi stipendi e spese inderogabili) e il ridimensionamento di alcuni fondi specifici, come quello per i farmaci innovativi, che perde 140 milioni di euro annui dal 2026.

Le risorse della manovra si concentrano soprattutto su fisco e lavoro, con interventi come la riduzione della seconda aliquota Irpef dal 35% al 33%, oltre che su famiglie, sanità e spesa sociale. Tuttavia, queste cifre vanno lette nel contesto del bilancio complessivo dello Stato: nel 2026 la spesa pubblica totale ammonta a circa 1.215 miliardi di euro (circa il 51% del Pil), di cui oltre 330 miliardi destinati al pagamento degli interessi sul debito. Un tratto ricorrente del triennio è la stabilità nominale di molti fondi sociali che, in assenza di adeguamenti all’inflazione, rischia di tradursi in una perdita di valore reale. Le previsioni indicano infatti un’inflazione compresa tra l’1,5% e il 2% annuo. Emblematico il Fondo politiche sociali, fermo a 390,925 milioni di euro annui per tutto il periodo.

Sul fronte della non autosufficienza, il Fondo dedicato registra un aumento progressivo: 934,6 milioni nel 2026, 1.108,5 milioni nel 2027 e 1.107,5 nel 2028, in crescita rispetto al 2025. Si tratta di un segnale positivo, anche se le risorse restano insufficienti per sostenere pienamente la riforma del settore. Più frammentato il quadro delle politiche per la disabilità, caratterizzato da riduzioni e spostamenti tra capitoli: il Fondo unico per l’inclusione diminuisce progressivamente, mentre il Fondo per le politiche in favore delle persone con disabilità viene azzerato nel 2026 e solo parzialmente rifinanziato negli anni successivi. Resta stabile, invece, il Fondo “Dopo di noi”, con 73,33 milioni annui, seppur senza incrementi. Le politiche di contrasto alla povertà risultano fortemente sbilanciate sulle misure monetarie. L’Assegno di inclusione mantiene un finanziamento rilevante (circa 5,9 miliardi nel 2026, in crescita fino a 6,1 miliardi nel 2028), mentre il Supporto per la formazione e il lavoro subisce una riduzione rispetto al 2025. Il Fondo per la lotta alla povertà resta sostanzialmente stabile, ma il Fondo per il sostegno alla povertà e all’inclusione attiva viene di fatto azzerato nel triennio, con un taglio strutturale che riduce la capacità dei Comuni e degli ambiti territoriali di garantire servizi e presa in carico, spesso in collaborazione con gli Ets.

In contrazione risultano anche i fondi per infanzia, famiglia e giovani: il Fondo politiche per la famiglia scende sotto i 100 milioni annui, quello per le politiche giovanili si colloca sotto i 55 milioni e il Fondo infanzia e adolescenza resta fermo a 25,986 milioni annui. Considerando l’inflazione, queste riduzioni implicano un arretramento degli interventi in settori particolarmente sensibili. Resta marginale il finanziamento del credito d’imposta per il contrasto alla povertà educativa minorile, fermo a 3 milioni di euro per il 2026 e il 2027, mettendo a rischio un’esperienza di collaborazione pubblico-privato che ha prodotto risultati significativi sui territori. Più stabile, invece, il finanziamento del Servizio civile universale, con risorse tra 382 e 387 milioni annui, sufficienti a garantire l’avvio di circa 40.000 giovani ogni anno. Di rilievo anche l’aumento strutturale del tetto del 5 per mille, che dal 2026 sale a 610 milioni di euro e viene confermato per tutto il triennio.

Nel complesso, la manovra 2026-2028 conferma un modello di welfare caratterizzato da una logica “stop and go”, fatta di stabilità nominali, incrementi selettivi e azzeramenti improvvisi. Accanto ad alcune scelte positive, restano aperte tre priorità cruciali: contrastare l’erosione reale dei fondi strutturali, rafforzare i servizi nelle politiche di contrasto alla povertà e garantire continuità agli interventi di prossimità, evitando tagli che indeboliscono filiere territoriali già fragili.

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